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Ciclismo: Tour, a Cadel Evans il numero 1
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PARIGI - Sara' l'australiano Cadel Evans (Silenxe-Lotto) ad avere il numero 1 del Tour de France 2008. Il numero era vacante perche' il vincitore della scorsa edizione della corsa francese, Alberto Contador, e' stato escluso dagli organizzatori della Grande Boucle che non hanno invitato il suo team, l'Astana. (Agr)


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Ciclismo: Tour de France, Prudhomme: "Punteremo su chi osa"
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PARIGI - A quattro giorni dall'inizio del Tour de France, il direttore Christian Prudhomme indica gli obiettivi della corsa francese: "Dobbiamo ridare credibilita' e suspense in modo che i bambini possano tornare a vedere il Tour". A tal proposito Prudhomme ha sottolineato l'importanza del percoso di quest'anno: "La prima settimana sara' diversa: senza prologo e senza abbuoni, vogliamo puntare su chi osa". Sul problema del doping, Prudhomme si e' detto ottimista: "Sono sicuro che la corsa di quest'anno sara' pulita, per evitare quanto accaduto l'anno passato abbiamo fatto di tutto". (Agr).



Tour: ecco tutti i corridori al via

Tutte le squadre hanno finalmente ufficializzato le formazioni al via del Tour de France. Due i team italiani, Lampre e Liquigas, venti i nostri connazionali al via. Ecco tutte le squadre:

AG2r La Mondiale
Jose Luis Arrieta (ESP), Cyril Dessel (FRA), Hubert Dupont (FRA), Vladimir Efimkin (RUS), Martin Elmiger (SUI), John Gadret (FRA), Stéphane Goubert (FRA), Christophe Riblon (FRA), Tadej Valjavec (SLV)

Agritubel :
Freddy Bichot (FRA), Jimmy Casper (FRA), Romain Feillu (FRA), Eduardo Gonzalo (ESP), Nicolas Jalabert (FRA), David Le Lay (FRA), Geoffroy Lequatre (FRA), Christophe Moreau (FRA), Nicolas Vogondy (FRA)

Barloworld :
John-Lee Augustyn (AFS), Felix Cardenas (COL), Gianpaolo Cheula (ITA), Baden Cooke (AUS), Moises Duenas (ESP), Christopher Froome (KEN), Robert Hunter (AFS), Paolo Longo (ITA), Mauricio Soler (COL)

Bouygues Telecom :
Stef Clement (HOL), Pierrick Fédrigo (FRA), Xavier Florencio (ESP), Laurent Lefèvre (FRA), Jérôme Pineau (FRA), Matthieu Sprick (FRA), Yuri Trofimov (RUS), Johann Tschopp (SUI), Thomas Voeckler (FRA)

Caisse d'Épargne :
David Arroyo (ESP), Arnaud Coyot (FRA), Vicente Garcia Acosta (ESP), Ivan Gutierrez (ESP), David Lopez (ESP), Oscar Pereiro (ESP), Nicolas Portal (FRA), Luis Leon Sanchez (ESP), Alejandro Valverde (ESP)

Cofidis :
Stéphane Augé (FRA), Florent Brard (FRA), Sylvain Chavanel (FRA), Hervé Duclos-Lassalle (FRA), Samuel Dumoulin (FRA), Leonardo Duque (COL), David Moncoutié (FRA), Amaël Moinard (FRA), Maxime Monfort (BEL)

Columbia :
Marcus Burghardt (ALL), Mark Cavendish (GBR), Gerald Ciolek (ALL), Bernhard Eisel (AUT), Adam Hansen (AUS), George Hincapie (USA), Kim Kirchen (LUX), Thomas Lövkvist (SUE), Kanstantsin Siutsou (BLR)

Crédit Agricole :
William Bonnet (FRA), Alexandre Botcharov (RUS), Jimmy Engoulvent (FRA), Dmitriy Fofonov (KAZ), Simon Gerrans (AUS), Thor Hushovd (NOR), Christophe Le Mével (FRA), Rémi Pauriol (FRA), Mark Renshaw (AUS)

CSC :
Kurt-Asle Arvesen (NOR), Fabian Cancellara (SUI), Volodymir Gustov (UKR), Stuart O'Grady (AUS), Carlos Sastre (ESP), Andy Schleck (LUX), Frank Schleck (LUX), Nicki Sörensen (DEN), Jens Voigt (ALL)

Euskaltel :
Mikel Astarloza (ESP), Inaki Isasi (ESP), Egoi Martinez (ESP), Juan José Oroz (ESP), Ruben Perez (ESP), Samuel Sanchez (ESP), Amets Txurruka (ESP), Gorka Verdugo (ESP), Haimar Zubeldia (ESP)

Française des Jeux :
Sandy Casar (FRA), Sébastien Chavanel (FRA), Rémy Di Grégorio (FRA), Arnaud Gérard (FRA), Philippe Gilbert (BEL), Lilian Jégou (FRA), Yoann Le Boulanger (FRA), Jérémy Roy (FRA), Benoît Vaugrenard (FRA)

Garmin :
Magnus Backstedt (SUE), Julian Dean (NZL), Will Frischkorn (USA), Ryder Hesjedal (CAN), Trent Lowe (AUS), Martijn Maaskant (HOL), David Millar (GBR), Danny Pate (USA), Christian Vande Velde (USA)

Gerolsteiner :
Robert Förster (ALL), Markus Fothen (ALL), Bernhard Kohl (AUT), Sven Krauss (ALL), Sebastian Lang (ALL), Ronny Scholz (ALL), Stefan Schumacher (ALL), Fabian Wegmann (ALL), Oliver Zaugg (SUI)

Lampre :
Alessandro Ballan (ITA), Matteo Bono (ITA), Marzio Bruseghin (ITA), Damiano Cunego (ITA), Marco Marzano (ITA), Massimiliano Mori (ITA), Daniele Righi (ITA), Sylwester Szmyd (POL), Paolo Tiralongo (ITA)

Liquigas :
Manuel Beltran (ESP), Francesco Chicchi (ITA), Murilo Fischer (BRE), Roman Kreuziger (RTC), Aliaksandr Kuchynski (BLR), Vincenzo Nibali (ITA), Filippo Pozzato (ITA), Manuel Quinziato (ITA), Frederik Willems (BEL)

Milram :
Ralf Grabsch (ALL), Christian Knees (ALL), Brett Lancaster (AUS), Martin Müller (ALL), Björn Schroeder (ALL), Niki Terpstra (HOL), Peter Velits (SVQ), Marco Velo (ITA), Erik Zabel (ALL)

Quick Step :
Carlos Barredo (ESP), Matteo Carrara (ITA), Stijn Devolder (BEL), Steven De Jongh (HOL), Sebastien Rosseler (BEL), Gert Steegmans (BEL), Matteo Tosatto (ITA), Kevin Van Impe (BEL), Jurgen Van de Walle (BEL)

Rabobank :
Juan Antonio Flecha (ESP), Oscar Freire (ESP), Sébastian Langeveld (HOL), Denis Menchov (RUS), Koos Moerenhout (HOL), Joost Posthuma (HOL), Bram Tankink (HOL), Laurens ten Dam (HOL), Pieter Weening (HOL)

Saunier Duval :
Rubens Bertogliati (SUI), Juan Jose Cobo (ESP), Jesus del Nero (ESP), David de la Fuente (ESP), Angel Litu Gomez (ESP), Josep Jufre (ESP), Aurélien Passeron (FRA), Leonardo Piepoli (ITA), Riccardo Ricco (ITA)

Silence-Lotto :
Mario Aerts (BEL), Christophe Brandt (BEL), Dario Cioni (ITA), Cadel Evans (AUS), Leif Hoste (BEL), Robbie McEwen (AUS), Yaroslav Popovych (UKR), Wim Vansevenant (BEL), Johan Vansummeren (BEL)


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Ciclismo, Ullrich attacca il Tour: "Non e' piu' quello di una volta"
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BERLINO - ''Non penso che il Tour possa essere ancora definito la piu' grande corsa del mondo". A dirlo e' un ex vincitore della corsa a tappe francese cioe' il tedesco Jan Ullrich. "Non e' piu' come quella di una volta - ha detto Ullrich a Sport Bild - Prima al via c'erano i migliori che partivano evidentemente come favoriti, ma le sorprese erano sempre possibili''. Il corridore tedesco ha messo fine alla sua carriera nel 2007 dopo essere rimasto coinvolto nel caso doping denominato Operacion Puerto. (Agr)


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Valverde: da grande sospettato a grande favorito

Da primo dei sospettati a primo dei favoriti. Alejandro Valverde si presenta in Bretagna per il Tour de France come uno dei protagonisti più accreditati per la corsa alla maglia gialla. Non è passato
neppure un anno, poco più di nove mesi, da quando molti si opponevano alla partecipazione dello spagnolo al Mondiale di Stoccarda. Un arbitrato d'urgenza per scacciare i fantasmi dell'Operacion Puerto e di quel nomignolo «Valv-Piti» sugli appunti del dottor Fuentes. Poi una corsa iridata incolore, la fine della stagione e un 2008 già impreziosito dal successo, il secondo (2006), nella Liegi-Bastogne-Liegi. Il corridore della Caisse d'Epargne sarà affiancato dal connazionale Oscar Pereiro Sio, che il Tour l'ha vinto per procura: giunto secondo nel 2006 gli hanno consegnato la maglia gialla dopo la squalifica per testosterone dello statunitense Floyd Landis.
«Sono pronto per stare tra i cinque o sei aspiranti al podio del Tour de France - ha spiegato il ventottenne di Las Llumbreras -. E' una volta lì, perchè non vincere?».
Oltre al trionfo di Liegi, Valverde arriva come uno dei protagonisti grazie anche al successo al Giro del Delfinato. «E' come la Grande Boucle, ma dura una settimana - ha proseguito -. E offre indicazioni importanti davanti a rivali che saranno più o meno gli stessi che avrò al Tour. Li' non ci sarà Leipheimer, ma Cunego, Menchov, Evans e i fratelli Schleck».
Il murciano non nasconde le sue ambizioni. «Vincere, vince uno solo - ha concluso - ma io sono pronto».

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La Bretagna garanzia
di un Tour grandi firme

Per la terza volta la Grand Boucle parte da Brest: nel '52 vinse Coppi, nel '74 Merckx. E negli altri tre avvii bretoni la maglia gialla è finita sulle spalle di Anquetil, Hinault e Indurain. Ballan, Pozzato, Cunego e Riccò le speranze italiane per l'edizione 2008, che si fermerà per tre giorni in Piemonte
A Brest si prepara la cerimonia di apertura. Afp
BREST (Francia), 2 luglio 2008 - La Bretagna è come te l’aspetti: prima 15 gradi e i nuvoloni grigi che fanno temere il peggio, poi cielo terso e sole quasi caldo, poi ancora la minaccia di tempesta. Il tutto nel giro di tre ore appena. Brest vedrà sabato la partenza del Tour de France, ma intanto s’è preparata con largo anticipo: tutto in città richiama la Grande Boucle, pian piano che i protagonisti cominciano ad arrivare. E, in attesa del via agonistico, si può fare un Tour nella... miniera di curiosità che ci sono.
GARANZIA BRETAGNA - La corsa francese era partita da Brest già due volte: nel 1952, quando vinse Coppi, e nel 1974, quando trionfò Merckx. Considerando tutta la Bretagna, ci sono altre tre partenze: 1964 (successo finale di Anquetil), 1985 (Hinault, uno dei figli più illustri della regione) e 1995 (Indurain). Come dire il Tour lo vince sempre un campione - come minimo - quando si parte da questa terra asperà, fascinosa e gelosa delle sue peculiarità (guai per esempio a cadere sulla tarte tatin, che qui si fa con le pere).
UN MILIONE - Il 95° Tour, senza prologo (dopo 42 anni), senza abbuoni e senza cronosquadre, resterà in Bretagna tre giorni: sulle strade si attendono 1.000.000 di spettatori, mentre sono più di 5.000 i componenti della grande famiglia Tour che attraverseranno la Francia. E ci sono, tra i tanti, altri due numeri che danno l’idea di grandeur: secondo l’organizzazione ci sono 226 città in lista d’attesa per ospitare una tappa del Tour (con le candidature esotiche per la partenza di Budapest, Giappone, Turchia, Qatar, Quebec...) e quest’anno le immagini televisive della corsa raggiungeranno 168 paesi, tra cui per la prima volta le Filippine.
ITALIA - Nel Tour 2008 c’è anche un pezzo del nostro paese: e non pensiamo soltanto a Ballan, Pozzato, Cunego e Riccò, le nostre quattro punte con gli ultimi due che hanno ambizioni pure in chiave di classifica generale. Si ritorna infatti a far tappa in Italia dopo nove anni: e il traguardo in quota di Prato Nevoso (Cuneo) sarà seguito da un giorno di riposo e da una partenza da Cuneo, quindi si rimarrà in Piemonte in pratica per tre giorni.
PRESENTAZIONE - Giovedì, dalle 18, la sfilata a Brest dei 20 team, ciascuno composto da nove corridori: sabato la prima tappa (traguardo a Plumelec) chiama già gli attaccanti con gli ultimi 1700 metri al 6%. L’australiano Evans, 2° nel 2007 dietro a Contador (non invitato con l’Astana), è favorito: ma tra Valverde, Sastre, gli Schleck, Kirchen, Devolder, Menchov e compagnia la sensazione è che possa succedere di tutto. E occhio a Kreuziger: il 22enne ceco della Liquigas ha vinto il Giro di Svizzera e potrebbe stupire. Sperando che in ogni caso almeno per un giorno un italiano indossi la maglia gialla: non capita da 8 anni, l’ultimo fu Alberto Elli nel 2000. Sembra una vita.
dal nostro inviato
Ciro Scognamiglio

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Garzelli: «Sono fiducioso, il prossimo anno tornerò al Giro»

«Sono fiducioso di tornare al Giro d'Italia tra un anno con la Acqua&Sapone-Mokambo con cui ho appena rinnovato il contratto fino al 2010»: a 35 anni Stefano Garzelli rilancia una nuova sfida per la sua carriera agonistica che sembrava dovesse chiudersi al termine della
stagione in corso. «Ho ancora stimoli ed entusiasmo per proseguire questa avventura nel professionismo iniziata nel 1997 - ha proseguito il corridore varesino, vincitore della corsa rosa nel 2000 - Certo, i giovani emergono e lottare con loro alla mia età è sempre più impegnativo, però è appagante misurarsi con nuove sfide».
Garzelli, quattro vittorie nel 2008, aveva ricevuto parecchie offerte per cambiare casacca da subito e garantirsi la sicurezza di partecipare alla Vuelta di Spagna da fine agosto: «Con Acqua&Sapone sono al secondo anno di un'esperienza che mi ha dato molto, oltre alle vittorie. Per questo mi sento di dare il massimo fino al 2010: tra due estati valuterò se saranno rimaste energie per eventualmente proseguire ancora».
Il team diretto da Palmiro Masciarelli era stato escluso in febbraio dal Giro e dalle altre corse organizzate da Rcs-Sport: proprio durante la corsa rosa, dopo ricorsi in merito, respinti, al Tribunale amministrativo regionalen (Tar) del Lazio, era avvenuto un riavvicinamento tra organizzatori della corsa rosa e Acqua&Sapone in vista della rimozione di censure a partecipare alle prossime edizioni. Il rinnovo del contratto di Garzelli rappresenta inoltre
una conferma del trend, da parte dei team italiani, a puntare ancora su corridori d'età: Simoni, 38 anni ad agosto, correrà con Diquigiovanni-Androni anche nel 2009».

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Tour, il conto alla rovescia

A due giorni dal via della Grande Boucle vengono presentate al pubblico le squadre. Le istantanee dei protagonisti: Cunego sfoggia capelli platinati, Pozzato ostenta fiducia, Riccò dice: "Faremo casino"
Damiano Cunego, atteso ad un Tour da protagonista. Afp
BREST (Francia), 3 luglio 2008 - I primi ad arrivare sono i corridori della Lampre: Damiano Cunego sfoggia capelli non biondi, ma gialli, Paolo Tiralongo occhialini da intellettuale, Silwester Szmyd esclama che dopo 12 Giri d’Italia finalmente debutta al Tour de France. Ha la faccia allegra di chi non è al primo, ma all’ultimo giorno di scuola. Poi intorno al municipio parcheggiano tutti i pullman delle squadre. Alle 16.30 i corridori partecipano alla riunione generale voluta dagli organizzatori, e alle 18 vengono presentati - squadra per squadra - alla gente. Che è lì fuori da almeno un paio d’ore: complici l’estate, forse la vacanza, o la disoccupazione, certo la passione, insomma il Tour. Che è tutto questo e molto ancora di più. Come l’ormai rituale annuncio di nomi e cognomi, anni e titoli, aneddoti e curiosità dei futuri protagonisti. In maglia e calzoncini, in bici, in sorrisi e saluti. Poi giù dal podio, poi in posa per il ritratto ufficiale, poi in bici per una sfilata a raccogliere applausi, incoraggiamenti, abbracci. Un chilometro, a una velocità ragionevole anche per un bambino che sta imparando a pedalare, il chilometro più facile e affettuoso di tutto il Tour de France. C’è voglia di ridere e scherzare.
PROTAGONISTI - C’è Andy Schleck che dice: "Non è vero che sono io a fare il gregario di mio fratello Frank, semmai è lui a farlo per me". C’è Dario Cioni che sospira: "Bei tempi quando dovevo tirare per Robbie McEwen in pianura, adesso devo farlo per Cadel Evans in salita". C’è Pippo Pozzato che confida: "Ho grande fiducia. La fiducia ha un vantaggio, anzi due: costa niente e fa sembrare più facile la vita". C’è Damiano Cunego che spiega: "Per chi guarda la tv, il ciclismo è spettacolo. Per chi pedala in bici, il ciclismo è sport. Quando lo sport non è spettacolo, interessa a pochi. Quando lo spettacolo supera lo sport, cominciano i nostri problemi". C’è Marco Velo che confida: "Altri due, magari tre anni così, sono tanti quelli capaci di arrivare fino all’ultimo chilometro, sono pochi quelli che ti portano ai 200 metri". C’è Vincenzo Nibali che si guarda intorno: "Perché sono qui per guardare e imparare". C’è Volodymyr Gustov, che però tutti chiamano Gustavo, perché ormai più che ucraino è emiliano: "Ho cambiato mestiere, prima tiravo i primi 100-150 chilometri, adesso tiro in salita per i fratelli Schleck e per Sastre". C’è Riccardo Riccò che dice: "Al Tour faremo casino. Come si fa a non fare casino quando hai in squadra uno come Leo Piepoli?". Quando i corridori risalgono sul pullman, la festa continua. Spettacoli, bancarelli, musica. E fuochi d’artificio.
dal nostro inviatoMarco Pastonesi

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Le Mével e i bretoni
Nati per correre in bici

Da Robic a Hinault, fino ai sei pro' nati in Bretagna al via del Tour de France. Le Mével: "Qui quando soffia il vento, cioè sempre, la pianura si trasforma in montagne. Arranchi per tornare a casa..."
Christophe Le Mével ha vinto a Varazze una tappa al Giro del 2005. Ap
BREST (Francia), 4 luglio 2008 - Orgogliosi come Jean "Testa di vetro" Robic: il giorno dopo il matrimonio salì in bici, fece un allenamento di sette ore, convinse i selezionatori a inserirlo nella squadra regionale dell’Ovest, e l’ultimo giorno di corsa, senza aver mai indossato la maglia gialla, conquistò il Tour. Era il 1947. Focosi come Bernard "Il tasso" Hinault: cinque volte primo al Tour (1978, 1979, 1981, 1982 e 1985), ma anche protagonista fisso del Prix Citron, il premio limone, riservato al corridore più acido con i giornalisti. Educati, disponibili e amichevoli come Christophe Le Mével: lui, Benoit Vaugrenard, Yoann Le Boulanger, Arnaud Gérerad, Lilian Jegou e David Le Lay sono i sei corridori bretoni di questo Tour, che celebra i suoi primi tre giorni di corsa proprio in Bretagna.
Ventisette anni, Le Mével è nato a Lannion, abita a Trédrez-Locuémeau, a un’ottantina di chilometri da Brest, ed è sposato con Laura Venezia, italiana di Nembro (Bergamo).

Com’è la Bretagna?
"Terra, mare e vento. Stanno tutti e tre in un simbolo celtico. Bretoni e celti hanno in comune, se non la terra, almeno mare e vento. E un carattere forte, di chi ha sempre dovuto lottare e poi adattarsi, accettare, convivere in situazioni difficili".
Per esempio?
"Il tempo. L’Atlantico porta nuvole, pioggia e freddo, anche d’estate. Poi però basta poco e il cielo si apre. Per poi richiudersi, quasi senza speranza. I francesi ci prendono in giro: in Bretagna piove sempre. Noi rispondiamo così: piove solo sugli stupidi. Cioè loro".
Francesi e bretoni: non lo stesso popolo.
"Siamo speciali. Qui, una volta, si pensava che finisse la terra: Finisterre. Abbiamo sempre avuto la nostra cultura, tradizioni, lingua. I cartelli stradali sono in francese e in bretone. Quando ci si saluta con affetto, a Parigi si scambiano tre baci, a Brest bastano due. E da noi non esistono le autostrade a pagamento. Una legge medievale permetteva alle carrozze tirate dai cavalli di transitare senza pedaggi. E questa legge è rimasta".
Da dove nasce la passione per il ciclismo?
"Forse i bretoni hanno il carattere dei corridori, e i corridori dovrebbero avere quello dei bretoni. Gente di mare, d’accordo, ma anche di terra. E quando soffia il vento, cioè sempre, la pianura si trasforma in montagne. In allenamento ti capita all’andata di volare e al ritorno di arrancare, disperatamente, verso casa".
Lei quando ha cominciato con il ciclismo?
"Da bambino facevo un po’ di tutto. A 14 anni mi sono dedicato alla mountain bike. E a 17, per migliorare con la mountain bike, ho iniziato ad allenarmi anche su strada. Un anno dopo ho partecipato al Mondiale di Valkenburg. Su strada".
Il suo primo eroe è stato un bretone?
"Macché, un italiano, Michele Bartoli. Davanti alla tv, nella Liegi-Bastogne-Liegi, mi affascinò il suo modo di pedalare. Elegante. Sembrava che non facesse neanche fatica".
Il suo primo insegnante?
"Bretone, non celebre, ma bravo. I suoi tre comandamenti: primo, non truffare; secondo, divertirsi; terzo, essere corretto con tutti. Gli stessi comandamenti che cercherei di trasmettere a un ragazzino che cominciasse adesso".
Ce ne sono?
"Meno di prima. Il ciclismo ha pagato dazio per colpa del doping. Ma si è finalmente presa la strada giusta: quella della pulizia. E’ previsto nel primo comandamento: non truffare. E anche nel terzo: essere corretto con tutti".
Domani prima tappa, da Brest a Plumelec.
"Non sono le mie strade di allenamento. Ma so che non ci si potrà distrarre un attimo".
Domenica da Auray a Saint-Brieuc.
"Un traguardo storico".
Lunedì da Saint-Malo a Nantes.
"Per velocisti".
Compito?
"Non vincere, ma far vincere il mio compagno Thor Hushovd, e aiutarlo ad arrivare a Parigi in maglia verde".
Speranze?
"Ho saputo che sarei venuto al Tour solo domenica scorsa, al campionato nazionale. E mi basta sentire l’aria di casa per essere felice. Perché i bretoni, anche se forti, hanno un debole: la nostalgia".
dal nostro inviatoMarco Pastonesi

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Prudhomme: oggi parte un Tour tutto nuovo

Sarà un Tour tutto nuovo quello che scatta oggi da Brest, dove la Bretagna si tuffa nell'Oceano Atlantico e gli antichi disegnavano la fine del mondo.
Sarà un Tour tutto nuovo perché così lo ha voluto chi lo ha disegnato: per la prima volta dopo quarant'anni, infatti, non si partirà con un prologo a cronometro ma con una lunga tappa in linea che porta a Plumelec e ad una volata impegnativa in vetta ad uno strappo che sale al 6% di pendenza media.
«Abbiamo scelto questa soluzione - spiega il direttore del Tour de France, Christian Prudhomme - perché ci piace pensare che tutti e 180 i corridori al via possano battersi per la prima maglia gialla e lo facciano anche nelle prossime due tappe. Il quarto giorno di gara, poi, avremo una cronometro di 29 chilometri a Cholet per cominciare a scremare il gruppo e alla fine della prima settimana di corsa il primo arrivo in salita, a Super-Besse».
L'intento di Prudhomme è chiaro: evitare le solite prime dieci tappe noiose che hanno caratterizzato gli ultimi vent'anni di Tour, per dar vita ad una corsa più movimentata e aperta, capace di
regalare emozioni ogni giorno.
«Proprio questa è la nostra ambizione - continua Prudhomme -: privilegiare la corsa ed i suoi protagonisti. Abbiamo disseminato la corsa di trappolke e di inviti alla battaglia per tutti coloro che avranno la voglia di mettersi in gioco. Sulla carta ci saranno meno salite che in passato, ma non mancheranno i mostri sacri come il Tourmalet, il Galibier e l'arrivo all'Alpe d'Huez. Attenti poi alla tappa del Col de la Bonnette, il più alto d'Europa con i suoi 2802 metri, che avrà l'arrivo piazzato a Jausiers, a metà discesa».
Un Tour che farà tappa anche in Italia.
«È vero e ci aspettiamo molto dalla tappa che si concluderà in salita a Prato Nevoso, affrontando per entrare nel vostro paese il Colle dell'Agnello che il Tour scoprirà per la prima volta».
Si parla di Tour ed è inevitabile andare con il pensiero alle brutte storie di doping.
«Negli ultimi anni siamo stati prigionieri di questa piaga, nonostante i nostri sforzi. Ora siamo affiancati dall'Agenzia Francese per la Lotta la Doping che da alcune settimane sta procedendo a controlli a sorpresa, poi c'è il passaporto biologico istituito dalla Wada e ci sono misure ancora più restrittive. Tanto è stato fatto e tanto sarà da fare ancora, ma la strada intrapresa è quella giusta».
Hanno fatto discutere anche le vostre scelte riguardo le squadre invitate.
«In realtà ha fatto discutere la decisione di escludere la Astana. Lo scorso anno quella squadra ha tradito la nostra fiducia, doveva pagare. Anche se hanno cambiato staff e corridori, i "padroni" sono sempre quelli, non potevamo metterci una pietra sopra e basta. Il prossimo anno, se sapranno meritarsi la nostra fiducia, torneranno a correre alle nostre corse. Ma attenti, non dimenticate mai che è il Tour a far grandi i corridori e non viceversa. Perché il Tour
è il Tour».

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Tour, prima tappa al via
Il finale promette battaglia

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Ha preso il via da Brest, poco dopo mezzogiorno, la 95ª edizione della Grand Boucle. Il bretone Jegou, corridore di casa, primo a scattare dopo 3 km. Clima disteso alla partenza, anche se gli ultimi 1700 metri al 6,2% ispirano gli attaccanti
Christian Prudhomme, direttore del Tour, dà il via alla 95a edizione. Ap
BREST (Francia), 5 luglio 2008 - L’oceano atlantico sullo sfondo, un oceano di gente in mezzo alla strada. Il 95° Tour de France è partito dieci minuti dopo mezzogiorno da Brest con un duplice, affascinante scenario sullo sfondo e un sole finalmente un po’ meno timido in cielo.
NIENTE PROLOGO - La prima tappa è la Brest-Plumelec: in linea, come non accadeva da 42 anni. Sono 197,5 chilometri per niente banali, tanto è vero che già dopo 3 chilometri c’è stato il primo attacco, quello del bretone (ti pareva) Jegou: i Gpm di quarta categoria daranno i primi punti per la maglia a pois, mentre gli ultimi 1700 metri al 6,2% ispirano più di una mente. E ci dovrebbe essere un punto chiave ai meno due km: un ponte che restringe la strada con una curva a 90 gradi verso destra.
CLIMA SERENO - Gli umori, al raduno di partenza, sono sembrati abbastanza sereni. Mark Cavendish raccontava di aver passato dopo il Giro due settimane in Toscana dall’amico Sciandri, ma di non essere riuscito ad andare all’Isola d’Elba come sperava. «Ci andrò dopo il Tour». Riccò è sceso dal pullman del team fischiettando: sulla sella della bici c’era il consueto Cobra. Alla Saunier Duval se la ridevano perché un tifoso ha mostrato una foto di un Piepoli giovanissimo. Il pugliese ha avuto un problema ai denti ed è dovuto ricorrere a un dentista di Brest: la situazione sembra migliorata.
FREIRE VUOLE IL GIALLO - In generale, molti pensavano già al finale: il toto-pronostico per oggi (niente abbuoni) chiama Freire, che non ha mai vestito la maglia gialla. Ma anche Pozzato e gli uomini da classifica come Valverde, Kirchen, lo stesso Riccò e, perché no, Cunego. Vedremo. Intanto il veronese ha ricevuto una bella spinta da un mito come Hinault: il fuoriclasse bretone vede Damiano sul podio di Parigi, alle spalle di Evans e Valverde.
dal nostro inviatoCiro Scognamiglio

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Riccò non se la prende
"Non penso alla classifica"
Il modenese, staccato come Menchov nella frazione che ha esaltato i francesi, non è abbattuto: "Sono qui per vincere una tappa, non il Tour". Longo Borghini e il sogno sfumato: "Ho speso troppo nei primi due giorni, non avevo più gambe"
Riccardo Riccò, 24 anni, con Menchov al traguardo di Nantes. Bettini
NANTES (Francia), 7 luglio 2008 - Allons enfants. Tappa a Samuel Dumoulin, maglia a Romain Feillu. Francia in festa, Tour de France, tour de fete. Ma c’è molto di più, e non sono buone notizie per gli italiani: Paolo Longo Borghini era nella fuga dei quattro, è arrivato quarto ed è secondo in classifica; Riccardo Riccò ha pagato dazio di 38" per un ventaglio che ha contribuito a spezzare in tre il gruppo dopo una caduta; e domani è in programma la crono, la prima, di 29 km, non tanti, ma più che sufficienti per staccare - e forse un po’ deprimere - i nostri pretendenti al podio di Parigi.
LUNGA ATTESA - L’ultimo francese a vincere una tappa al Tour è stato Sandy Casar, la terzultima frazione del Tour 2007, ad Angouleme. Neanche tanto tempo fa. Ma ai francesi pesano enormemente i 23 anni che uno di loro non conquista il Tour (Hinault nel 1985), gli 11 che uno di loro non sale sul podio (Virenque, secondo nel 1997 dietro a Ullrich e davanti a Pantani), i quattro che uno di loro non porta a Parigi una maglia che conta (ancora Virenque, per i gran premi della montagna), i due che uno di loro non entra addirittura tra i primi 10 della classifica finale. C’è da capirli se allora oggi è festa, festa grande, festa mobile, festa francese, festa nazionale anche se con una settimana di anticipo sul calendario ufficiale.
IL SOGNO DI PAOLO - Dumoulin ha 27 anni, è il corridore più piccolo del Tour (1,59), fidanzato con Magali Lavenu, figlia del team manager dell’Ag2R, che prima lo stipendiava. Feillu ha 24 anni, è nato come sprinter, si sta riciclando come corridore completo. Peccato per Longo Borghini. "A 25 km dall’arrivo ho capito che ce l’avremmo fatta. Avevamo ancora 4'30" di vantaggio, andavamo d’accordo, era nell’interesse di tutti. Sapevo di non essere il più veloce, e sapevo anche di aver speso tanto, non solo oggi, ma anche i primi due giorni. Alla fine non avevo più gambe. Comunque sono contento di essere entrato nella fuga giusta. Non è facile. Il sogno di ogni corridore è entrare nella fuga giusta al Tour de France". Poi ci sarebbe il sogno di vincere anche una tappa, ma forse è troppo. Il piemontese adesso è secondo in classifica, a 35" da Feillu.
IL COBRA - E peccato per Riccò. "Però non sono qui per fare la classifica, ma per vincere almeno una tappa. Abbiamo tirato, insieme con quelli della Rabobank, noi per Juan Josè Cobo, loro per Menchov". Domani la classifica generale è destinata a rivoluzionarsi. La crono metterà in fila i migliori, da Valverde a Evans. Cunego spera di perdere il meno possibile. Qui si fa sempre sul serio.
dal nostro inviatoMarco Pastonesi

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Cunego, un altro giorno no
"Non me ne va bene una"
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Il veronese, 41° all’arrivo a 33" da Sanchez e a 27" dai migliori, sconsolato: "Oggi sono caduto mentre è scattato un ventaglio... Se ogni giorno, per un problema o un altro, pago questo dazio, anche se il Tour è lungo va a finire che non recupero più"
Damiano Cunego alla partenza della settima tappa. Reuters
AURILLAC (Francia), 11 luglio 2008 - I vulcani del Cantal saranno anche spenti da millenni, ma qui, ogni volta che passa il Tour de France, la corsa s’incendia. Primo all’arrivo Luis Leon Sanchez, spagnolo, compagno di Alejandro Valverde, specialità discesista, che per uno spagnolo è perlomeno una rarità. Primo in classifica Kim Kirchen, lussemburghese, così energico da non sprecare neanche un traguardo, non solo il finale, ma anche gli intermedi. La coraggiosa fuga di Vincenzo Nibali e il terzo posto di Pippo Pozzato non pareggiano la caduta e il ritardo di Damiano Cunego.
CUNEGO - "Non me ne va bene una - ammette il veronese, 41° all’arrivo a 33" da Sanchez e a 27" dai migliori, adesso 17° in classifica a 2’09" -. Stavolta sono stato sfortunato. Eravamo sul ciglio della strada, in fila indiana, quando c’è stata una sbandata e mi sono toccato con Flecha. Sono rimasto agganciato per una decina di metri, poi sono caduto. Mi sono sbucciato al gluteo e alla coscia destra. Proprio in quel momento è scattato un ventaglio. Mancavano 100 km all’arrivo. Siamo stati costretti a inseguire per una trentina prima di riprendere i più forti". In quell’inseguimento Cunego ha dovuto sacrificare Alessandro Ballan, che avrebbe voluto fare la tappa puntando alla vittoria. "Sulla salita a 10 km dal traguardo, 1,7 km al 10 per cento, più o meno come quella di ieri, mi sono staccato perché non stavo bene. Trenta secondi non sono niente, ma se ogni giorno, o per un problema o per un altro, pago questo dazio, anche se il Tour è lungo, va a finire che non recupero più". E pensare che alla partenza Cunego aveva mostrato di essere fiducioso: "Mi hanno insegnato a guardare avanti, non indietro. Avanti vedo i Pirenei. Salite dure, durissime, ma le conosco. E io ci sarò".
NIBALI - "Oggi avevo una gran gamba - dice Nibali, 23° all’arrivo a 6" da Sanchez e 24° in classifica a 3’01" da Kirchen -. Ci ho provato in tutti i modi: da solo, poi con altri due o tre, fino alla salita finale. E quando siamo stati ripresi, mi sono messo a disposizione di Pozzato. Peccato, a un certo punto pensavo che ce l’avremmo potuta fare, ma i due spagnoli della Saunier Duval facevano un po’ i furbi. Dopo la giornata-no di Super-Besse, volevo dimostrare di esserci. E credo di averlo fatto, anche se nel finale mi sono mancate le energie".
POZZATO - "Peccato - sospira Pozzato, terzo all’arrivo, battuto allo sprint da Stefan Schumacher -. Rispetto a un anno fa, sono più magro e tengo di più in salita, così riesco a essere competitivo anche in queste tappe nervose e mosse. Quelli della Caisse d’Epargne sono stati bravi a gestire la corsa, Nibali e Kreuziger hanno cercato di ricucire lo strappo di Sanchez, ma non ce l’abbiamo fatta. Comunque, la gamba c’è e domani ci riprovo". Domani si va da Figeac a Tolosa, 172,5 km, due colli di quarta categoria e due di terza nei primi 70 km, un paio di zampellotti negli ultimi 20. Tempo previsto all’arrivo: pioggia.
dal nostro inviato
Marco Pastonesi

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